Il monumento al minatore nisano

Il monumento al minatore nisano, realizzato nel 2014 da Ulderigo Diana e Alfio Busà a seguito di un’intuizione del primo, fa parte del progetto ”Parco Buticari events” finanziato da

ASSESSORATO BENI CULTURALI DELL’IDENTITA’ SICILIANA

DIPARTIMENTO DEI BENI CULTURALI E DELL’IDENTITA’ SICILIANA

P.O. FESR Sicilia “Valorizzazione delle identità culturali e delle risorse paesaggistico-ambientali per l’attrattività e lo sviluppo”.

LINEA D’INTEVENTO 3.1.3.3 “Sviluppo di servizi culturali al territorio e alla produzione artistica e artigianale che opera nel campo dell’Arte e dell’Architettura Contemporanea”.

Cenni storici sul sito in cui è collocata la scultura al minatore nisano

La scultura nasce dal recupero di materiali di risulta dell’ex stabilimento minerario dell’Azienda Mineraria Siciliana (AMS) di Nizza di Sicilia, che lavorò negli anni Cinquanta del Millenovecento all’estrazione di Blenda (piombo) e di Galena (zinco) dal tout venant proveniente soprattutto dalla contrada Vacco di Fiumedinisi e dalla contrada Tripi dell’odierna Alì Terme.

1 – Veduta dall’alto dello stabilimento minerario dell’AMS in attività (foto ing. Francesco Pantò)

  In seguito alla demolizione dello stabilimento, avvenuto dopo l’acquisizione del nulla osta rilasciato il 10 dicembre 1992 dalla Sezione Beni Etno-antropologici della Soprintendenza ai BB.CC.AA di Messina con la condizione che le sue attrezzature venissero recuperate e collocate nello stesso terreno in modo da ricostruire il ciclo produttivo e realizzare il primo Museo Minerario della Provincia di Messina (che sarà oggetto di una successiva relazione)[1], furono costruiti e completati in data 15 dicembre 1995 l’Auditorium e un Centro sociale.

2 – Stabilimento minerario dell’AMS ormai in stato di abbandono (foto di Agatino F. Bonarrigo)
3- Auditorium e Centro sociale subito dopo la costruzione (1995)

Nei primi anni 2000 il Centro sociale fu concesso dal Comune di Nizza di Sicilia all’Associazione di volontariato Vivere Insieme, il cui Presidente prof. Francesco Saverio Briguglio fu promotore insieme al Comune di Nizza di Sicilia e alla Caritas Diocesana di Messina della Istituzione “La Cittadella della Speranza”, braccio operativo dello stesso Comune. Nel frattempo l’Associazione Vivere Insieme riceveva dal dott. Giuseppe Maggiore e da suoi parenti il finanziamento per la costruzione della nuova sede, appunto l’odierna Casa Maggiore, completata nel 2012. Con la realizzazione della Casa Maggiore l’Associazione Vivere Insieme lasciò il Centro sociale e si trasferì nella nuova costruzione. Il suddetto Centro sociale fu affidato dalla Caritas Diocesana di Messina, che lo aveva ottenuto in comodato d’uso per 99 anni dal Comune di Nizza di Sicilia e lo aveva ristrutturato rendendolo idoneo ad essere destinato a Centro diurno per persone autistiche, a un gruppo di quattro Associazioni, tra cui Vivere Insieme, che fermamente lo aveva voluto.

4- Casa Maggiore.
5 – Prato dell’ex Cittadella della Speranza (a dx la Casa Maggiore, a sin si intravvede il Centro diurno per persone autistiche

Presentazione della scultura

L’opera dedicata al minatore nisano è ricavata dall’impiego di materiali di ferro di risulta dello stabilimento minerario, non utilizzati per la realizzazione dell’esposizione museale, come motori elettrici, cassa per il trasporto del minerale e ingranaggi per il trasporto su teleferica, travi in ferro, ecc., che sono stati assemblati e saldati evitando per quanto possibile modifiche strutturali e di forma per aver scoperto in essi una seconda funzione, già intuibile ma completamente diversa da quella originaria. L’opera, che si inserisce tra quelle realizzate da artisti come Ettore Colla[2] intorno agli anni Cinquanta, è un esempio di Pop-art, di arte del riciclo messa a servizio di un robotismo che oggi invade tutte le attività del nostro vivere (pubblicità, film di fantascienza, medicina, ecc.) e che ha l’ardire di sostituire il suo stesso creatore: l’uomo.

La scultura non è solo il risultato fisico di saldature di parti metalliche, ma è il frutto di un sentimento che ha spinto i suoi artefici a cimentarsi nella sua realizzazione per trasmettere alle giovani generazioni una storia mineraria del territorio nisano, ormai soppiantata da altre attività, attraverso la rappresentazione del suo attore principale, appunto il minatore nisano, portabandiera del riscatto industriale del popolo siciliano all’indomani della proclamazione dell’autonomia dell’isola. Pregna di significato è la catena che vuole inchiodare in modo definitivo la scultura-robot al terreno che vide il minatore protagonista, il quale ormai, a distanza di decenni, non vuole più essere elemento che sconvolge l’ambiente ma elemento che impone la sua presenza storica a dispetto da ogni futuro attacco della invadente campagna.

6 – La scultura al minatore nisano imbiancata dalla neve (foto Ulderigo Diana)
7 – La scultura al minatore nisano (foto Ulderigo Diana)

[1] L’Azienda mineraria Siciliana : Con un contributo storico-scientifico di Carmelo Saccà / Ulderigo Diana. – Messina : Armando Siciliano Editore, 1999.-  p.113: ill.  (vedi a p. 51)

[2] E’ interessante come in lingua popolana egli e la sua opera vengono presentati: (Ettore Colla – L’arte spiegata ai Truzzi- da Google) : “Nantro che riciclava ‘a robba era Colla. Pija dii rottami,, pezzi de fero, tubbi, rotelle, molle, feri vecchi, rotti, mezzi arugginiti magari, e ‘i riusa in modo novo mettennoli  assieme per formà na scurtura astratta; che però certe vorte ste scurture sembreno pure un po’ dii personaggi chee braccia e ‘a testa, dii robbò o dii mostri, ma simpatici. ’Cosa interessante è che ‘n oggetto buttato via perché nun serviva più viè rimesso in gioco perché l’artista si è sentito ispirato daa forma sua. E pure noi che gardamo l’opera, nun consideramo più l’oggetto perché ce po’ esse utile pe no scopo pratico, ma pe come è fatto, solo pe ‘a forma, appunto”.