Indipendentemente dalle considerazioni filosofiche, cui abbiamo fatto cenno nel primo capitolo,  l’osservazione ci fornisce la consapevolezza del continuo divenire della Persona, dell’Ambiente,  dell’Occupazione e ci dà la certezza che ogni elemento influisce, con il suo divenire, sui  cambiamenti degli altri, che a loro volta influiscono su di esso. 

Accettato quindi, che le tre aree della Persona, dell’Ambiente e dell’Occupazione si influenzano a  vicenda in modo non lineare ma circolare, appare utile capire come si comportano. E il diagramma  di Eulero-Venn si presta allo studio di questo comportamento.  

Dato dunque, un diagramma di Eulero–Venn, si può notare che le 3 aree in questione, dopo essersi  intersecate, si scompongono in 7 sub-aree, e cioè: 

  • 1. PAO: sub-area ricavata dall’intersezione delle 3 aree che coincide con la performance  occupazionale 
  • 2. PA: sub-area ricavata dall’intersezione dell’area P con l’area A 
  • 3. PO: sub-area ricavata dall’intersezione dell’area P con l’area O 
  • 4. AO: sub-area ricavata dall’intersezione dell’area A con l’area O 
  • 5. P-ex: sub-area esterna della P in quanto non s’interseca con nessuna delle altre aree
  • 6. A-ex: sub-area esterna della A in quanto non s’interseca con nessuna delle altre aree
  • 7. O-ex: sub-area esterna della O in quanto non s’interseca con nessuna delle altre aree

La sub-area PAO rappresenta l’insieme delle attività riuscite (performance occupazionale). Le tre sub-aree PA, PO e AO rappresentano gli insiemi delle attività emergenti (manca 1 elemento  per diventare attività riuscite). Le tre sub-aree esterne P-ex, A-ex e O-ex indicano gli insiemi delle attività fallite (mancano 1  elemento per diventare attività emergenti e 2 elementi per diventare attività riuscite).

Nell’ organizzare i vari momenti educativi ci sembra giusto far svolgere le attività riuscite, che  permettono di alimentare l’autostima nella persona trattata; ci sembra altrettanto giusto far  svolgere e insistere sulle attività emergenti, allo scopo di farle diventare riuscite. Siamo invece  convinti che sia sbagliato non riproporre alla persona trattata anche attività fallite, in quanto, 
riproponendole, potrebbero evidenziare potenzialità che altrimenti resterebbero dormienti.  Siamo, pertanto, in disaccordo con quanto scrive Enrico Micheli che un programma ben  congegnato non dedicherà alcuna parte di tempo al lavoro su abilità che alla valutazione sono  risultate non riuscite (cfr. L.R. Watson, C. Lord, B. Schaffer, E. Schopler La comunicazione  spontanea nell’autismo, Erikson, Trento 1998, p.16). Egli ci pare contraddetto dallo stesso  TTAP, firmato anche da Eric Schopler, che dà una qualche opportunità all’azione non riuscita  quando, per esempio, dice, nel prendere in considerazione le varie attività, che le stesse si  considerano non riuscite se il paziente, ad esempio, “non lava né asciuga i piatti senza un aiuto  continuo” oppure “non usa elettrodomestici di tipo comune senza un aiuto continuo” (pag. 57  del TTAP), con ciò facendo intendere che se il paziente è continuamente aiutato può svolgere  un’attività e quindi secondo noi potrebbe essere sufficiente agire sul grado di aiuto offerto al  paziente riducendolo nel tempo (fading) a mano a mano che questo aumenta le proprie abilità.  Ad onor del vero è però giusto dire che nello stesso manuale (TTAP) si fornisce una definizione  di “Fallito” diversa (pag. 26): Un item è considerato fallito se il soggetto è incapace di eseguire  qualsiasi parte del compito o iniziarlo dopo aver ricevuto ripetute dimostrazioni o assistenza  extra. 
Noi siamo dell’avviso di riproporre pur in minima percentuale anche le attività non riuscite, in  quanto: 
la sub-area P-ex rappresenta le potenzialità inespresse della Persona, e ci segnala che la  Persona ha più potenzialità di quanta possa esprimere in quell’ambiente e in quella  occupazione. In questo caso basta modificare l’ambiente e il tipo di occupazione adattandoli  alle potenzialità inespresse per eliminare la sub-area P-ex; 
la sub-area A-ex esprime l’offerta ambientale, e ci segnala che l’ambiente offre maggiori  opportunità di quante la Persona possa sfruttare. In questo caso è necessario agire sulla Persona,  per esempio con l’uso di ausili, o sottoponendola ad un addestramento intensivo, e  sull’occupazione; 
la sub-area O-ex indica mancanza d’ingegnosità, cioè di capacità della Persona di arrangiarsi,  di sopperire ai suoi deficit e a quelli dell’ambiente. In questo caso è necessario insegnare alla  Persona i “trucchi” per “raggirare” i suoi deficit e le carenze dell’ambiente.

Definizioni

Persona: Secondo l’ICF 1, la persona è il risultato di un insieme di fattori costituiti da “il sesso, la  razza, l’età, altre condizioni di salute, la forma fisica, lo stile di vita, le abitudini, l’educazione  ricevuta, la capacità di adattamento, il background sociale, l’istruzione, la professione, l’esperienza  passata e attuale, modelli di comportamento generali e stili caratteriali”. 

Ambiente: Secondo l’ICF2, l’ambiente è il risultato di due insiemi di fattori, distinti in: 1) fattori ambientali individuali: per esempio la casa, il luogo di lavoro e la scuola. 2) fattori ambientali sociali: strutture sociali formali e informali, i servizi e le principali interazioni  nella comunità o nella società che hanno un impatto sugli individui. Questo livello include  organizzazioni e servizi correlati all’ambiente di lavoro, attività della comunità, servizi statali,  servizi di comunicazione e trasporto, reti sociali informali e leggi, regolamenti, regole formali,  informali, atteggiamenti e ideologie. 

Occupazione: Qualsiasi attività svolta dall’individuo, per esempio Sport, Lavoro, Studio, Gioco,  Attività ricreative, Attività abilitative e riabilitative ecc. 

Performance occupazionale: Secondo la definizione dell’ICF 3 “la performance è un qualificatore  che descrive ciò che un individuo fa nel suo ambiente attuale. Dato che l’ambiente attuale implica  un contesto sociale, la performance può anche venire considerata come coinvolgimento in una  situazione di vita o esperienza vissuta delle persone nel contesto in cui vivono”. 

In modo più completo, secondo noi, essa si può definire il risultato della reciproca influenza tra  persona, ambiente e occupazione, che implica non solo i risultati ottenuti nello svolgimento di  un’occupazione (Sport – Lavoro – Studio – Gioco – Attività ricreative – Attività abilitative e  riabilitative ecc.) ma anche il grado di soddisfazione nello svolgerla e il coinvolgimento della  persona nel micro e nel macro ambiente in cui opera con l’acquisizione della consapevolezza  di appartenenza al gruppo. 

Nota: La performance, richiedendo come elemento indispensabile per definizione l’intervento  attivo della Persona, è pari a zero nei casi in cui la Persona è inattiva (come nel caso in cui è  incosciente o in coma). La dimostrazione di ciò è nell’esempio a pag. 5 e 6, figg. 2 e 3.  

  1. Cfr. ICF, Erikson, ristampa 2008 dell’edizione dell’OMS 2001, p. 21 
  2. Ibidem, p. 20 e 21
  3. Ibidem, p. 19 e relativa nota 15 in cui si precisa che coinvolgimento significa partecipazione, inclusione.