Il Test di valutazione della performance occupazionale PAO, frutto di una lunga gestazione, si è concretizzato nel corso dello svolgimento del progetto Persona-Ambiente-Occupazione nella cucina-ristorante della Casa Maggiore, a Nizza di Sicilia.

A tale progetto hanno partecipato 14 diversabili, composti da 5 autistici e da 9 affetti da altre patologie invalidanti. Il test è nato dalla necessità di valutare il grado di apprendimento di un lavoro da parte di persone diversabili giovani e adulte e dalla riscontrata difficoltà di reperire un test validato che rispondesse alle esigenze del progetto: formare diversabili il più possibile preparati e capaci di lavorare nel mondo della ristorazione.

Avevo consultato il TTAP (TEACCH Transition Assessment Profile) e mi ero accorto che era solo il punto di partenza per un’effettiva e più completa valutazione della performance di una persona autistica.

In quel manuale, per esempio, l’azione di apparecchiare uno tavolo è tutta concentrata nel solo termine apparecchiare 1, mentre invece implica una lunga serie di comportamenti, che non possono essere lasciati all’improvvisazione, in quanto essa richiede accanto ad azioni diverse che sono il lavaggio delle mani, le unghie corte e pulite, l’abbigliamento da usare, il modo di prendere e sistemare le tovaglie, i copri macchie, le posate, i piatti, i bicchieri, il tovagliolo ecc… anche un ambiente provvisto di tutti gli oggetti necessari allo svolgimento delle azioni citate.

Inoltre, l’azione di dosare gli ingredienti 2 presuppone la pesata degli stessi e quindi la conoscenza della bilancia, della tara ecc. Pure le indicazioni fornite dal Progetto Start Autismo 3 mi sono sembrate dispersive, anche se numerose, e sempre preparatorie a un’indagine più rapida che soprattutto fosse in grado di quantificare in modo esaustivo la performance occupazionale.

Non riuscendo a trovare dei riferimenti che mi potessero aiutare a raggiungere questo scopo, mi sono rivolto a un modello che si occupa di performance occupazionale: il Modello Persona-Ambiente-Occupazione.

Questo si basa sul principio cosiddetto “ecologico” secondo il quale l’uomo è parte inscindibile della natura e da essa è modificato nel suo agire quotidiano. Egli a sua volta, con la sua azione (occupazione), influisce sulla stessa natura, modificandola.

Tutto ciò si realizza attraverso un rapporto non di causa ed effetto, ma di tipo “transattivo”4 in cui questi tre elementi (persona-ambiente-occupazione) sono parte continuamente in movimento di una stessa “materia” che è la natura, nella quale ogni essere animato o inanimato è nello stesso tempo causa ed effetto del suo divenire.

Però, le ricercatrici canadesi che fanno capo al modello PEO (acronimo di Person-Environment-Occupation) precisano che si tratta di un modello “concettuale e (che) molti terapisti occupazionali richiedono di applicarlo alla loro pratica”.

Le stesse ricercatrici aggiungono che “la semplicità del modello può essere una limitazione in alcune situazioni, poiché non risponde alle domande dei terapisti circa i metodi specifici di valutazione e/o tecniche d’intervento”. Per tale motivo consigliano l’applicazione alla pratica da parte dei terapisti occupazionali della scala COPM (Canadian Occupational Performance Measure).

Ho ritenuto, però, questa scala non rispondente al mio scopo e ho creato un mio test, facendomi aiutare e guidare proprio da quel diagramma di Eulero-Venn, adottato dalle ricercatrici canadesi come rappresentazione grafica delle linee di lavoro dei terapisti occupazionali, rivelatosi, invece nelle mani mie e dei miei due collaboratori (il dott. Roberto Scala e la dott.ssa Daniela Monia Palato), capace di fornire suggerimenti e risultati anche numerici.

A una prima applicazione del test su tre diversabili autistici, arruolati nel progetto PAO e addestrati a lavorare nella cucina-ristorante dellaCasa Maggiore, ben presto ho potuto aggiungere anche la valutazione di diversabili nel lavoro in biblioteca, dopo aver messo insieme degli item che riguardavano questo tipo di lavoro.

In quest’ultima attività di valutazione ho avuto un’alleata, la dott.ssa Daniela Monia Palato, psicologa, che oltre ad addestrare i diversabili nostri e di altre associazioni si è impegnata a valutarli secondo scadenze prestabilite, per confrontare le loro performance in periodi diversi e registrare gli eventuali loro progressi.

Non potevo, però, dedicarmi a eseguire calcoli matematici di aree e sub-aree, che mi facevano perdere tempo prezioso nonostante avessi provato a semplificarli passando dalla rappresentazione grafica del diagramma di Eulero-Venn con cerchi a quella con quadrati, rivelatosi non adeguatae in alcuni casi inaffidabile.

Quindi ho sentito la necessità di affidare al dott. Roberto Scala, informatico, il compito di creare un programma che calcolasse con la rapidità tipica dell’informatica aree e sub-aree, e che di conseguenza le rappresentasse graficamente. Egli mi ha permesso così di ritornare all’uso dei cerchi tipici del diagramma di Eulero-Venn, e soprattutto alle ellissi, che si sono dimostrate più vicine ad una rappresentazione realistica dei risultati del test PAO (Persona-Ambiente-Occupazione).

Mi pare ancora utile sottolineare che, se per modello bio-psico-sociale si intende “Una rappresentazione semplificata di strutture e contenuti di un fenomeno o sistema, che descrive o spiega complesse relazioni tra concetti all’interno del sistema e integra elementi di teoria e pratica (Rosemary Hangedorn, 1987)”, il test PAO, se si segue la classificazione di Reed & Sanderson, 1983 (da Rossella Ghensi I modelli di riferimento nella pratica lavorativa, www.emedea.it) si può considerare un modello pratico a differenza del PEO che è invece un modello concettuale.

Anche il PEOP di Christiansen, Baum e Bass è un modello concettuale, in quanto fornisce orientamenti sulla selezione delle misure di valutazione, ma non ha alcuna valutazione specifica sviluppata (Christiansen et al., 2005; Lee, 2010cfr. pag.27 della Tesi di Laurea di cui alla nota n. 11).

Non è superfluo affermare che io ed i miei collaboratori siamo soddisfatti dei risultati ottenuti, tanto da proporre ai valutatori di performance occupazionale il nostro test, utile a qualsiasi tipo di indagine su diversabili, ma anche su persone normodotate, che riguardi questa influenza reciproca dei tre elementi Persona, Ambiente, Occupazione.

Mi pare utile precisare che il test è modificabile a piacimento dall’operatore nella parte degli item da esplorare, in quanto lo libera dalle catene di un test rigido, favorendo una sua applicazione la più varia possibile. In questo modo l’operatore è libero di crearsi i suoi item esplorando ciò che per lui è effettivamente necessario valutare.

Rimangono fissi, invece, il legame che collega gli item relativi alla Persona, all’Ambiente e all’Occupazione, necessario alla loro reciproca interazione, e il procedimento che porta al calcolo della performance occupazionale della persona testata.

Ulderigo Diana, Medico chirurgo

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  1. Gary Mesibov, John B. Thomas, S. Michael Chapman e Eric Schopler –TTAP, Seconda edizione, adattamento italiano a cura di Raffaella Faggioli, Tiziana Sordie Marilena Zacchini, Giunti.S. Organizzazioni speciali, Firenze 2012 p.58 punti 83 e 84.
  2. Ibidem, p.132.
  3. Progetto Start Autismo, Sistema territoriale per l’autonomia e la realizzazione dei talenti di persone con Autismo–Manuale e Linee Guida per l’inserimento lavorativo di persone con Autismo, Regione Abruzzo PO FSE Abruzzo 2007/2013, Redazione: Bollini, Caretto, Cerbo, Ciprietti, Di Santo, Sorge.
  4. Mary Law, Barbara Cooper, Susan Strong, Debra Stewart, Patricia Rigby, Lori Letts. The Person-Environment-Occupation Model: A transactive approach to occupational performance, Canadian Journal of occupational therapy, Vol.63 n.1, aprile 1996.